LA NOSTRA STORIA

Le radici

Una storia che parte da Marostica e ci ritorna

La Fondazione Giuseppe Rubbi nasce da una storia che attraversa due continenti e un secolo.

È la storia di una famiglia di Marostica che, nella miseria di fine Ottocento, partì per il Sud Africa, e di un figlio — Giuseppe Rubbi — che, fatta fortuna, scelse di destinare il proprio patrimonio alla città d’origine, perché vi venisse costruita una casa per le persone anziane.

Quella volontà testamentaria, dopo un cammino lungo decenni, ha trovato compimento nella Casa per anziani che porta il suo nome.

Marostica alla fine dell’Ottocento

Una terra povera, un’emigrazione necessaria

Alla fine del 1800 la situazione economica del territorio era compromessa, soprattutto per le famiglie contadine prive di terre proprie. La mezzadria era un vincolo durissimo: a seconda delle stagioni, ciò che restava dopo la divisione dei raccolti non sempre bastava alla sopravvivenza.

Le attività complementari — l’allevamento di animali da cortile, la coltura dei bachi da seta — erano altrettanto incerte. A Marostica una risorsa diffusa era la confezione della treccia di paglia: le donne lavoravano in casa, e perfino nel tragitto verso il mercato, intrecciando “fastughi” per le industrie locali che fabbricavano cappelli di paglia per l’esportazione. Grazie a questa attività vivevano intere famiglie, soprattutto sull’Altopiano dei Sette Comuni e nelle zone collinari, dove l’agricoltura era depressa.

Fino alla Prima Guerra mondiale la miseria fu profonda, aggravata poi dalla crisi della paglia, travolta dalla concorrenza delle trecce orientali. Furono gli anni della grande emigrazione: gli uomini si imbarcavano sperando di risolvere il problema della sopravvivenza, e venivano sbarcati soprattutto in Brasile, dove le promesse di terra in cambio del lavoro di disboscamento si rivelavano spesso illusorie.

La famiglia Rubbi in Sud Africa

1893–1897

Tra le destinazioni meno frequenti dell’emigrazione veneta c’era il Sud Africa. Vi arrivò nel 1893 Marco Antonio Rubbi, di Marostica, nativo di Crosara, falegname, sposato con Anna Canevari, cappellaia, e padre di cinque figli: Giuseppe, Luigi, Maria, Luigia e Camilla. In Sud Africa Marco Antonio riprese subito il proprio mestiere.

Nel 1897 il primogenito, Giuseppe, allora ventiquattrenne, si aggregò alla famiglia marosticense di Andrea Strada per emigrare in America. Le condizioni che trovò Oltreoceano non erano quelle sperate: decise allora di provare l’Australia. La nave che doveva portarlo a destinazione fece scalo a Città del Capo, dove viveva suo padre. Giuseppe e i compagni scesero per salutarlo, e Marco Antonio li convinse a fermarsi: in Sud Africa c’era lavoro.

Giuseppe Rubbi si affermò nel settore edile e nel commercio del legname, accumulando una cospicua fortuna. Sposò Ines Augusta Mattiello, di Padova, dalla quale non ebbe figli.

Il lascito

La volontà di restituire a Marostica

Giuseppe Rubbi morì il 23 febbraio 1946, all’età di 73 anni, dopo un anno e mezzo di malattia. Fu sepolto a Città del Capo, in una chiesetta che lui stesso aveva fatto erigere per quel momento.

Nel testamento espresse una volontà chiara: destinare gran parte del proprio patrimonio alla città d’origine, perché vi fosse costruita una casa per le persone anziane. Lasciò alla Congregazione di Carità di Marostica la somma di 30.000 sterline sudafricane (pari, all’epoca, a 78 milioni di lire), con queste indicazioni:

«5.000 sterline per l’erezione e l’equipaggiamento iniziale di una adatta Casa di Ricovero, e 25.000 sterline per la manutenzione e il buon andamento di detta Casa, in modo che i ricoverati possano ricevere quelle cure e attenzioni che riceverebbero se alloggiati in una comoda casa loro.»

Il testamento, redatto nel linguaggio del tempo, parlava di una casa destinata ad “anziani benestanti decaduti meritevoli di aiuto, in precarie condizioni finanziarie”. Con il mutare delle condizioni economiche e sociali, queste indicazioni testamentarie sono state recepite solo in parte: la Casa, fin dall’inizio, è stata pensata per accogliere persone anziane di ogni provenienza, nel rispetto del diritto costituzionale alla parità di accesso alle cure.

Dal lascito alla Casa

L’impegno per dare forma ad una volontà

La realizzazione concreta della volontà di Giuseppe Rubbi richiese decenni e l’apporto di altri membri della famiglia. Contribuirono in modo decisivo le donazioni testamentarie della sorella Maria Luigia Rubbi (deceduta il 16 maggio 1958) e del fratello Don Luigi Rubbi (morto il 10 marzo 1966) in favore dell’allora Ospedale Generale “P. Alpino” di Marostica: beni immobili nel Comune di Bassano, un’azienda agricola in località Riva Alta di Bassano, una casa a Montecatini Terme.

Nel 1979 l’Ospedale di Marostica ottenne dalla Regione l’autorizzazione a trasferire questi beni — sterline, terreni e case — al Comune di Marostica, con donazione modale. Il Comune formalizzò la donazione con atto deliberativo del 28 novembre 1979. Da quel passaggio partì il progetto della Casa per anziani.

La prima pietra fu posata negli anni Ottanta, sotto l’amministrazione del Sindaco prof. Aliprando Franceschetti. La costruzione si concluse agli inizi degli anni Novanta.

La Casa per anziani entrò in funzione nel 1997. Fu inizialmente affidata in gestione alla Cooperativa sociale Coopselios, dal 1° gennaio 1997 al 31 dicembre 2001, e successivamente alla società Sereni Orizzonti di Udine, dal 1° gennaio 2002 al 31 marzo 2006.

Nel luglio 2005 fu costituita la Fondazione Giuseppe Rubbi, alla quale furono trasferiti tutti i beni mobili e immobili afferenti alla struttura. Alla Fondazione fu affidata la gestione diretta della Casa.

L’attività della Fondazione ha avuto inizio il 1° aprile 2006 e prosegue da allora come gestione stabile e in continuità.

A distanza di quasi ottant’anni dal testamento di Giuseppe Rubbi, la Casa che porta il suo nome continua a essere quello che lui aveva immaginato: un luogo dove la persona anziana riceve “quelle cure e attenzioni che riceverebbe se alloggiata in una comoda casa propria”.

Le parole del testamento del 1946 risuonano ancora oggi nella missione della Fondazione: una casa, prima di tutto. Una casa pensata perché chi vi abita possa trascorrere serenamente la propria stagione, con dignità, autonomia e con le persone care vicine.

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